lunedì 3 marzo 2014

Bisogni e privilegi - un pensiero sull'educazione a scuola

Qualche giorno dopo il Blogging Day di Snodi Pedagogici su #pedagogiaescuola, ho recuperato un vecchio scritto da me redatto dopo un progetto di formazione a cui ho collaborato per l'allora Studio Dedalo, di Milano.
Ne traggo alcuni stralci, lo scritto intero e molto più amplio, è intitolato Faglie semantiche e terremoti educativi. Lo potete trovare qui.

Quale ruolo pedagogico ha l'educatore scolastico? Cosa insegna ad alunni, insegnanti e genitori? Cosa può insegnare alla Scuola stessa?

L’Educativa scolastica [...] pone domande [...] poggiate sempre sulla necessità di riconoscere qualcuno di estraneo al contesto in cui ci si trova.
“Per chi è qui?” e “Perché per te?”.
[...] si origina quindi dalla faglia semantica che vede in relazione bisogni e privilegi.






Lavorare con il disagio colloca in maniera lampante l’operatore in una prospettiva di tipo politico: a seconda della risposta data al disagio, e delle risorse messe in campo per supportarlo, si conosce il modo in cui il sociale si assume la responsabilità di incontrare la disabilità, per esempio.

Ecco che quindi per raggiungere l’uguaglianza sociale in una Scuola che deve essere per tutti, le persone che vivono in condizioni di bisogno, hanno il diritto di godere di un sostegno all’apprendimento e all’esperienza scolastica.
Ben diverso è dire e pensare che l’educatore o l’insegnante di sostegno siano dei privilegi dati alla persona disabile (che viene aiutata, mentre gli altri devono fare da soli) o, in caso di disabilità gravi, ai suoi compagni di classe che, con questa soluzione, non sono disturbati e rallentati sulla strada della loro esperienza di incontro col sapere.


L’educatore scolastico è qui per questo, quindi, prima che per ogni altra mission organizzativa. Con la sua presenza, e con la lettura che di questa vuole mostrare, può insegnare importanti significati politici e sociali intorno al diritto di poter partecipare all’offerta dell’Istituzione scolastica, attraversando le difficoltà di incontrare il sapere codificato, che vanno a braccetto con le difficoltà di chi lo può incontrare, ma che non è capace di farlo insieme a chi ha bisogno di un sostegno. 

Ed insegnare questa capacità di convivenza e condivisione è invece un dovere istituzionale, che ha il compito di rimaner saldo [...].


[...] E’ svolgendo questa funzione che si attiva e mantiene il controllo sociale, impedendo alla Scuola di crollare sotto le sue stesse contraddizioni. Rischio insito nella stessa natura del sistema scolastico, aperto a tutti ma che fatica a essere per tutti.



Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.