giovedì 19 marzo 2015

#storia2: tra ordine e complessità. Il coordinamento pedagogico in un cag

A chi mi sta seguendo in questo processo di personal branding, voglio fare una promessa: mi sforzerò di essere più leggera nella scrittura. Mi piace scrivere, ma sono cosciente di avere un’impostazione accademica che spesso, per il web, non è l’ideale. E siccome la voglia che ho è di raccontare le mie esperienze e i miei pensieri professionali, so che devo renderli più fruibili, se no…a chi viene voglia di leggerli…?

Abbiate pazienza. Sto imparando!

Se nell’articolo precedente ho voluto condividere con voi i miei pensieri da educatrice nei servizi rivolti alle Politiche giovanili, oggi voglio raccontarvi quello che faccio quando indosso l’abito di coordinatrice pedagogica di un centro di aggregazione giovanile.

Lavorare in un cag come educatori significa mostrare ogni giorno le potenzialità che ha lo scambio tra adulti e giovani. Qual è quel quid in più che un gruppo di ragazzi può raggiungere, grazie alla presenza di due adulti che con loro condividono esperienze, pensieri ed emozioni. E in più, fare tutto questo senza mai dimenticare lo scopo educativo di fondo: formare futuri adulti capaci di essere cittadini attivi e partecipi della comunità in cui vivono o vivranno.

Condividere momenti con i ragazzi durante il loro tempo libero, vuol dire anche presidiare il valore intrinseco che il tempo libero ha. Nella società odierna che richiede prestazioni sempre più alte e continue, è necessario dare valore al tempo libero quale spazio di diritto del riposo, della creatività, della noia anche. E gli educatori in un cag insegnano dunque a sapersi riposare, sapersi annoiare, trovando poi nella creatività quella molla che aiuta a non perdersi, a non appiattirsi, a favore del sognarsi e progettarsi.

Il mio compito è quello di aiutare gli educatori a fare ordine in quello spazio prezioso e necessario tra azioni e pensieri, che permette di preservare e agire l’intenzionalità pedagogica in tutto ciò che propongono ai ragazzi e alle ragazze che frequentano il servizio. Fare ordine nella complessità che la conduzione di un servizio educativo comporta:
quanto e come forzare i ragazzi a guardare oltre ciò che di se stessi e del mondo vedono da soli?
quanto e come accogliere lo sguardo che già hanno e valorizzarlo?
come insegnare a convivere anche con chi non ha le caratteristiche per essere l’amico o l’amica ideale?
cosa farsene delle fatiche di crescita che raccontano?
quali prendere in carico e quali invece accompagnare a chi è più adatto per trattarle?
come essere un punto di riferimento per i genitori e per gli insegnanti?
come essere interlocutori interessanti per altre realtà presenti nel territorio?


Il mio compito è poi anche quello di mantenere i rapporti con l’Amministrazione comunale che crede in questo servizio e lo finanzia, facendo in modo che crisi o non crisi, la comunità possa continuare a godere di questo servizio. 

Riempie di soddisfazione accorgersi che da gestori delegati di un servizio pubblico, si diventa soggetti interessanti per progettare insieme passo dopo passo nuove occasioni di crescita e cura per i ragazzi e le ragazze della comunità territoriale.

Ed è bellissimo accompagnare i colleghi nella loro pratica professionale, aiutandoli ad evolvere come professionisti, a conoscersi meglio e ad approfondire la conoscenza dell’organizzazione per cui si lavora, comprendere quali bisogni formativi hanno e accudirli.





I colleghi che coordino e che hanno voluto metterci la faccia....e sopportano di farsi fotografare dopo una riunione, perchè un po' mi vogliono bene! :)